Quattro passaggi. Sono gli stessi in tutti e tre i casi, ed è il motivo per cui li chiamo metodo e non fortuna.
Non “mi ispiro ai competitor”: costruisco un elenco di dimensioni fisse e lo applico identico a tutti. Per la consulenza LinkedIn erano 13 dimensioni su quattro profili — headline, frequenza, lunghezza, format, hashtag, tag, gestione dei commenti.
Una griglia costante è ciò che trasforma un confronto in una decisione invece che in un'impressione.
È l'errore da cui ho imparato di più. Al primo torneo di padel ho prodotto contenuti pensando a chi c'era, non a chi non c'era: chi atterrava sulla pagina senza conoscere l'evento trovava sconosciuti che giocavano e non aveva motivo di fermarsi.
Adesso è il primo filtro. Se non so dire a chi parla un contenuto, non è pronto.
Sotto vincolo — di tempo, di budget, di permessi — la domanda giusta non è cosa avrebbe più impatto, ma cosa posso cambiare senza dover chiedere niente a nessuno.
In redazione la risposta è stata il format dei video: nessuna approvazione, nessun tempo aggiuntivo, nessun costo. E +47% di reazioni a parità di canale, pagina e persone.
Due tornei a sette giorni di distanza mi hanno dato la possibilità rara di sbagliare e correggere nella stessa settimana: da 21 a 38 reazioni tra il primo e il secondo, e da 9 a 38 sulla stessa pagina rispetto all'edizione precedente.
Misurare serve a due cose: capire cosa ha funzionato, e avere un argomento quando serve chiedere più risorse.